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Amniocentesi |
>Attualmente
l'amniocentesi
viene
offerta (in Gran Bretagna) alla maggior parte delle donne dai 35
anni in poi dopo circa 16 settimane di gestazione. Durante questesame
si preleva e si analizza un campione di liquido amniotico, dato
che esso contiene cellule fetali che possono essere coltivate ed
esaminate alla ricerca di anormalità cromosomiche.
L'amniocentesi si effettua anestetizzando una piccola zona della
pelle della parte inferiore dell'addome e prelevando il liquido
amniotico con una siringa, allo stesso modo in cui si fa un prelievo
di sangue. Il rischio di aborto dopo amniocentesi è di circa
l'1 per cento.
Se tutte le donne oltre i 35 anni dovessero sottoporsi al test,
il 7,5 per cento delle gravidanze dovrebbero essere sottoposte all'amniocentesi
e si diagnosticherebbe il 35 per cento dei casi di sindrome di Down.
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Altri
test biochimici
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E'
stato dimostrato
che nel feto la sindrome di Down è associata a basse concentrazioni
nell'organismo materno di alfafetoproteina e di estriolo non coniugato,
e a un'elevata concentrazione di gonadotropina umana. Mettendo a
confronto questi dati con l'età della madre si può
rilevare un fattore di rischio. Quest'analisi offre un nuovo metodo
di screening, noto come triplo test , che consentirebbe
di rilevare il 60 per cento delle gravidanze affette e di ridurre
di circa il 5 per cento il numero complessivo delle amniocentesi.
In questo modo si potrebbe ridurre sensibilmente il numero dei bambini
nati con la sindrome di Down, qualora i genitori interessati fossero
disposti a interrompere la gravidanza. Un'altra sostanza biochimica,
nota come fosfatasi alcalina neutrofila, consente inoltre di identificare
con maggiore precisione le gravidanze affette.
Le commissioni sanitarie del Regno Unito, per esempio, stanno attualmente
decidendo quale metodo di screening adottare, tenendo presenti il
rapporto costo/beneficio e la loro sensibilità. E' essenziale
che a tutte le famiglie coinvolte in questo screening vengano offerti
buoni consigli sulle scelte disponibili.
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Campione
di villi coriali
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Una
biopsia su villi coriali
nel primo trimestre offre un metodo alternativo di diagnosi prenatale.
La placenta si attacca alle pareti dell'utero mediante dita
dette villi.
Con una piccola sonda inserita attraverso la cervice si preleva
uno dei villi, che viene successivamente analizzato. Le informazioni
che se ne ricavano sono dello stesso genere di quelle fornite dall'amnocentesi.
Dato che attualmente il rischio di aborto è dell'ordine del
2-3 per cento, rispetto all'uno per cento dell'amniocentesi, tale
esame dovrebbe essere riservato soltanto alle gestanti che presentano
un rischio particolarmente elevato di ripetizione.
Anche in questo caso dovrebbero essere forniti consigli e suggerimenti
appropriati sia prima sia dopo l'intervento e occorre molta sensibilità
nei confronti dei genitori in caso di diagnosi positiva, soprattutto
quando si deve decidere l'interruzione della gravidanza.
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Ecografia
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Dato
il perfezionamento
sempre maggiore dell'ecografia (lo scanning a ultrasuoni), tale
metodologia viene impiegata in modo particolare per accertare la
presenza della sindrome di Down nel feto che si sviluppa. Grazie
a questa tecnica esaminando per esempio la testa del nascituro è
possibile identificarne la forma caratteristica. Un'altra indagine
prevede l'osservazione di una piega ispessita della pelle alla base
della nuca, o ancora la verifica della lunghezza dei femori, onde
scoprire se uno è più corto del previsto. Se a queste
osservazioni si aggiungono anche anomalie cardiache (comuni nella
sindrome di Down), la tecnica raggiunge una precisione dell'80 per
cento circa. Poiché si tratta di un'osservazione piuttosto
prolungata, l'ecografia non è un esame molto richiesto; inoltre
non può essere effettuata finché il feto non ha raggiunto
uno stadio di sviluppo sufficiente, in genere dopo circa 12-14 settimane.
Per concludere, l'uso degli ultrasuoni in unione alle tecniche dì
analisi dei tessuti (amniocentesi e biopsia dei villi coriali) e
alle analisi biochimiche come quella dell'alfafetoproteina consentiranno
una diagnosi prenatale della sindrome di Down in un numero sempre
crescente di gravidanze e offriranno ai genitori una più
ampia possibilità di scelta. Bisogna ricordare che questi
metodi clinici saranno realmente validi soltanto se accompagnati
da appropriati consigli e suggerimenti. Vi saranno sempre, tuttavia,
genitori che decideranno di non lasciarsi condizionare da queste
tecniche diagnostiche poiché valutano la vita per il suo
valore intrinseco.
Diagnosi
dopo la nascita
Generalmente
, l'aspetto caratteristico del bambino Down permette di diagnosticare
la sindrome del neonato. Per accertare che si tratta di una Trisomia
da non disgiunzione o da traslocazione è importante l'esame
del cariotipo. Questo esame mette in evidenza le caratteristiche,
cioè numero, forma e dimensioni, dei cromosomi.
E' mediante il cariotipo, effettuabile con un semplice prelievo
di sangue, che è possibile capire se ci si trova di fronte
ad una Trisomia 21 da non disgiunzione e quindi non ereditaria ,
oppure a una Trisomia da traslocazione che comporta un elevato rischio
di ripetersi un una futura gravidanza.
Nel primo caso è sufficiente studiare il cariotipo del bambino,
mentre nel secondo va studiato anche quello dei genitori per accertare
se uno dei dure è portatore della traslocazione e va chiesto
il parere del genetista rispetto alla probabilità che la
Trisomia possa ripetersi in un'altra gravidanza.
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Quali
sono i controlli medici da effettuare alla nascita del bambino
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Come
succede normalmente
per tutti gli altri neonati, è opportuno che la famiglia
scelga un pediatra dal quale fare seguire il bambino. Il pediatra,
rappresenta un punto di riferimento per i genitori in quanto, oltre
a farsi carico degli aspetti generali relativi alla salute del bambino,
coordinerà anche le visite specialistiche che andranno effettuate
in determinati momenti, per permettere un intervento tempestivo
in grado spesso di prevenire possibili complicanze. I medici dispongono
ormai di indicazioni sufficientemente precise a proposito dei principali
controlli cui devono essere sottoposti i bambini Down nelle diverse
epoche della vita.
Riportiamo comunque l'elenco degli accertamenti consigliati in modo
tale che i genitori possano esserne informati:
a) Esame del
cariotipo : è importante ,come si è già
detto , per capire di che tipo di Trisomia 21 si tratti e per poter
effettuare una corretta consulenza genetica familiare in grado di
precisare qual è la probabilità di avere un'altro
figlio con sindrome di Down. L'esame può essere richiesto
dai medici stessi nell'ospedale in cui è nato il bambino
oppure vengono fornite indicazioni ai genitori sulla sede in cui
è possibile effettuarlo ;
b) Screening neonatale : può
essere effettuato nell'ospedale in cui è nato il bambino
o essere richiesto dai medici ai centri in grado di farlo. Consiste
in una serie di esami che vengono effettuati su tutti i nati per
accertare la presenza di alcune malattie che hanno bisogno di una
terapia immediata. Nel caso del bambino Down fornisce, ad esempio,
informazioni sul funzionamento di una ghiandola, la tiroide, che
è importante per molte funzioni dell'organismo. A volte,
nei bambini Down questa ghiandola funziona meno bene che nella norma:
è importante saperlo per poter attuare una terapia adeguata;
c) Controllo ematologico : consiste
nel prelievo del sangue e nell'esame del numero e delle caratteristiche
delle sue cellule. Queste si distinguono in globuli rossi (eritriciti)
e bianchi (leulociti).Nel bambino Down può essere, a volte,
presente un aumento soprattutto dei globuli rossi che i medici definiscono
poliglobulia;
d) Visita pediatrica completa : il
pediatra provvede ad una valutazione complessiva dello stato di
salute del neonato. In particolare valuta la presenza di eventuali
problemi cardiaci ed in questo caso richiede la consulenza di un
cardiologo, il quale provvede ad effettuare gli esami necessari.
In genere comunque un elettrocardiogramma ed un ecocardiogramma
vengono richiesti sempre, anche quando l'esame fisico non evidenzia
alcun problema, per escludere una patologia cardiaca che non può
essere evidenziata con una sola visita medica. In presenza di vomito,
viene richiesta la consulenza del chirurgo pediatra per escludere
malformazioni dell'apparato digerente. La consulenza oculistica
viene sempre richiesta per escludere un'eventuale cataratta congenita
(opacità del cristallino che può provocare un deficit
visivo in rapporto alla sua estensione e alla sua intensità).Infine
mediante la consulenza otorinolaringoiatrica viene accertata la
presenza di un'eventuale diminuzione dell'udito.
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Quali
sono i controlli medici da effettuare nei primi anni di vita
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Una
volta effettuati alla nascita i controlli medici necessari
ad escludere la presenza di patologie che richiedono un intervento
immediato spesso in grado di prevenire complicanze, le visite mediche
saranno effettuate con una frequenza che dipende soprattutto dalle
condizioni di salute del bambino. In generale, nel primo anno è
sufficiente un controllo pediatrico mensile per i primi sei mesi,
bimestrale per i mesi successivi e con la frequenza ritenuta opportuna
dal pediatra in seguito. Durante le visite il pediatra effettua
la valutazione dello sviluppo psicomotorio e dell'accrescimento
del bambino; prescrive gli esami di laboratorio periodici (utili
per evidenziare eventuali anemie ,studiare le funzioni immunitarie
e ormonali ) ;si accerta dell'eventuale presenza, e somministra
la terapia adeguata, di infezioni delle prime vie aeree come riniti,
faringiti, otiti che possono manifestarsi frequentemente a causa
di un alterato funzionamento del sistema immunitario. Per quanto
riguarda il problema delle otiti ricorrenti e la valutazione dell'udito
il pediatra richiede in genere, a partire dal sesto mese, una consulenza
otorinolaringoiatrica mediante la quale provvede anche all'effettuazione
dell'esame audiometrico. Una diminuzione dell'udito, infatti, non
diagnosticata precocemente e non trattata può influire sullo
sviluppo del linguaggio del bambino.
Durante il primo anno di vita, e successivamente se lo specialista
lo ritiene opportuno, è importante effettuare un controllo
cardiologico soprattutto se, alla nascita sono state evidenziate
delle anomalie ed un controllo oculistico per l'eventuale presenza
di strabismo ,cataratta e congiuntiviti. Il controllo oculistico
va ripetuto in seguito con cadenza annuale fino all'età dello
sviluppo e biennale in seguito. Nello stesso periodo è importante
sottoporre il bambino ad una visita ortopedica per escludere patologie
del tipo piede piatto o scoliosi. Dopo il primo anno, vanno effettuati
anche controlli odontoiatrici, data la frequenza di disturbi quali
ad es. carie dentarie, per poter effettuare le terapie indicate.
Un aspetto molto importante è quello relativo alle vaccinazioni
nei riguardi delle quali esistono ancora molti pregiudizi che non
hanno alcun fondamento scientifico. E' essenziale invece che il
bambino sia sottoposto alle vaccinazioni obbligatorie nei tempi
prescritti dalla legge compresa quella per l'epatite B, ed è
consigliabile che effettui anche quelle con obbligatorie come,ad
esempio, la vaccinazione anti-morbillosa. Ciò soprattutto
considerando la presenza di deficit immunitari che spesso si associano
alla sindrome di Down condizionando una maggiore suscettibilità
a malattie infettive di diverso tipo.
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Quali
sono gli interventi riabilitativi possibili
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Non
esiste una riabilitazione valida per tutti casi
.Bisogna
ricordare che ogni bambino è diverso dall'altro e necessita
quindi di una terapia che affronti i problemi presenti e che rispetti
i tempi di acquisizione del bambino. Mediante i colloqui con la
famiglia e la valutazione dello sviluppo psicomotorio ,il neuropsichiatra
infantile potrà evidenziare i bisogni specifici e mettere
a punto una terapia individualizzata. Il ritardo mentale presente
nella sindrome di Down è, nella maggior parte dei casi, e
contrariamente a quanto spesso ritenuto, un ritardo medio. Pur con
notevole variabilità individuale condizionata dalla presenza
o meno dì altri deficit, il bambino con sindrome di Down
è, in genere, in grado di camminare da solo a circa due anni,
di controllare gli sfinteri e di iniziare ad esprimersi in modo
comprensibile intorno ai tre anni. Il livello di sviluppo del linguaggio
è variabile: alcuni bambini sono in grado di usarlo solo
per comunicare i bisogni di base mentre altri possono prendere parte
ad una conversazione. Sono possibili l'apprendimento della lettura
e della scrittura e l'acquisizione di un discreto livello di autonomia.
Dal punto di vista terapeutico, può essere attuato un intervento
riabilitativo di tipo psicomotorio finalizzato allo sviluppo delle
potenzialità del bambino che si esprimono attraverso le sue
competenze motorie, l'organizzazione cognitiva e la sua capacità
di entrare in relazione con gli altri.
Una terapia del linguaggio può essere di aiuto se viene effettuata
nel rispetto dei "tempi" di acquisizione del bambino:
il linguaggio è infatti strettamente connesso allo sviluppo
intellettivo ed affettivo e viene appreso gradualmente prima per
quanto riguarda la comprensione, poi l'espressione. Non bisogna
dimenticare comunque che il linguaggio viene appreso soprattutto
dall'interazione con gli altri: è importante parlare al bambino
fornendogli un modello semplice ma corretto da imitare, ed è
essenziale incoraggiare qualunque tentativo evitando di correggerlo
continuamente. Il rapporto con gli altri, i genitori e i fratelli
a casa, i coetanei a scuola, risulta fondamentale per la stimolazione
del bambino, per favorirne l'apprendimento, l'acquisizione di un
ruolo sociale e delle autonomie personali (pulizia personale, alimentazione)
. Inoltre, è dalla collaborazione con il fisioterapista,
il terapista del linguaggio, il neuropsichiatra ma, anche e soprattutto,
dall'osservazione di quello che il bambino è in grado di
fare quando si trova con i coetanei o in ambienti diversi da quello
familiare, che il genitore può meglio capire quali sono le
sue potenzialità, spesso sottovalutate, e permettergli di
esprimerle concedendo fiducia ai suoi tentativi.
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